CreaAutostima

Domenica 14 febbraio dalle 9:00 alle 18:00

Niente panico

Martedì 13 ottobre e Martedì 20 ottobre; 18:00-19:30;

Memorizza in un istante

Giovedì 3 marzo e Giovedì 10 marzo; 18:00-19:30;

Sintonia A2

Da Martedì 2 febbraio e Martedì 5 aprile; 21:00-22:30;

Vincere la timidezza

Giovedì 14 e Giovedì 21 Aprile; 18:00-19:30;

Trovare l'uomo giusto

Martedì 12 e Martedì 19 Aprile; 18:00-19:30;

sabato 31 ottobre 2015

Buon sabato!

Oggi vi vogliamo parlare di una forma di disagio psicofisico certamente nota ma che, purtroppo, solo raramente, le persone sanno definire nei termini corretti. 

Mi sto riferendo ad un disagio che si sta diffondendo, sempre di più, in modo trasversale tra le persone, senza distinzioni di sesso, età e ceto sociale... e tale forma di malessere si chiama ANSIA.

Chi non ha sentito pronunciare, almeno una volta,  da un amico, un parente o, da se stesso, frasi del tipo:

"Oggi ho proprio un  nodo allo stomaco..."

"Mi manca un po' il fiato ma non capisco perché..."

"Mi sento teso, irrequieto, non so cosa mi stia capitando..."

"Mi sento veramente in ansia per questa situazione e non riesco a vedere una via d'uscita!"

"Mio figlio non riesce a vivere serenamente le interrogazioni e si fa prendere così tanto dall'ansia da dimenticarsi tutto!"

"E se dovesse succedere ciò che temo... come potrei fare ad affrontare la situazione?"

"Stavo bene e poi, all'improvviso, ho avvertito un peso sullo stomaco, un senso di debolezza e da quel momento ogni mia giornata è diventata una sfida..." 

Queste frasi sono il modo in cui chi è vittima dell'ansia cerca di spiegare a se stesso il proprio disagio. 

Il fatto che affermazioni o domande di questo tipo siano, più di quanto si possa pensare, temi di conversazione ricorrenti tra molte persone mi ha spinto a fare un po' di chiarezza sull'argomento.

Questo articolo costituisce un approfondimento del corso NIENTE PANICO, tenutosi il 13 ed il 20 ottobre, e per chi non ha partecipato precisiamo che gli argomenti trattati sono stati:
  • cosa sono ansia, attacchi di panico e depressione;
  • come prevenire queste forme di disagio psicologico;
  • come curarle;
  • quali sono le figure professionali più idonee a cui rivolgersi;
  • come stare accanto ad una persona che soffre di uno o più di questi disturbi.

Perché questo articolo può esserti utile?

Perché l'ansia, gli attacchi di panico e la depressione non sono un fulmine a ciel sereno che si abbatte su una persona senza preavviso... o meglio... la convinzione diffusa è che accada proprio così...

"Andava tutto bene e poi, all'improvviso, il vuoto, quella morsa allo stomaco che ti toglie il respiro e, giorno dopo giorno, trasforma il tuo mondo in una realtà incolore dove si cerca di sopravvivere ma  sempre con il terrore che le brutte sensazioni si rifacciano vive..."

Insomma, la percezione è che, dalla sera alla mattina, tutto precipiti e non ci si capacita di come ciò sia potuto accadere ma... NON E' COSI'.

Ansia, attacchi di panico e depressione sono il punto di arrivo di un qualcosa che è stato perpetrato negli anni.

Il proprio stile di vita, il proprio modo di affrontare i problemi, le scelte fatte in ambito professionale e relazionale, la propria modalità di gestione delle emozioni e il modo di pensare a se stessi, agli altri e al proprio futuro può determinare lo svilupparsi di queste forme di sofferenza.

Ma c'è una bella notizia...

Proprio perché l'origine di queste forme di sofferenza non è slegata dal modo di affrontare la vita di chi ne è vittima, allora è possibile fare qualcosa per migliorare le proprie capacità di coping.

In altre parole è possibile migliorare le proprie abilità di far fronte agli eventi della vita in modo tale che essi non abbiano il sopravvento;
in modo tale che i fulmini non siano più a ciel sereno, bensì siano un qualcosa di prevedibile e, quasi sempre, gestibile.

Ecco perché perché questo articolo ti può essere utile:

il primo passo per poter prevenire ansia, attacchi di panico e depressione è averne una conoscenza approfondita per intervenire tempestivamente alle prime avvisaglie e, soprattutto, per non lasciarsi sopraffare dalle emozioni negative, permettendo ad esse di “diventare un problema”.

Con le giuste competenze, è possibile imparare a vivere un momento negativo con un atteggiamento da protagonista che consenta di essere al timone della propria vita e non in balia degli eventi.

In questo articolo non potrò spiegarti nel dettaglio tutte le sfaccettature di queste forme di disagio psicofisico ma non escludo che ci possa essere, in futuro, una seconda edizione del corso... nell'attesa, però, ti voglio fornire, anche attraverso le domande che mi sono state poste a seguito del corso, un' "infarinatura" sul tema che potrà darti utili spunti di riflessione.


Che cos'è l'ansia?

L'ansia viene erroneamente considerata un qualcosa di negativo ed espressione di "malattia". 
In realtà si tratta di uno stato emotivo che ha la funzione di garantire la sopravvivenza a chi ne è afflitto.

L'ansia infatti, altro non è che una reazione di attivazione fisiologica che prepara la mente ed il corpo a fronteggiare un potenziale pericolo

In parole povere: la persona si trova di fronte ad una prova da superare (un colloquio di lavoro, una discussione con una persona cara, una decisione da prendere, un problema di salute da affrontare) ed il corpo si prepara a reagire mettendo in moto una serie di modificazioni biochimiche che, metaforicamente parlando, rendono possibile l' "attacco". 

Di fronte ad un problema, l'ansia consente alla persona di avere il giusto livello di prontezza fisica e mentale per "reagire" come un leone pronto a braccare la sua preda...

Una volta fronteggiata la prova l'ansia si placa e la persona ritorna in uno stato di calma psico-fisica ma... A VOLTE NON SUCCEDE...

Quando l'ansia perde la sua funzione positiva?

L'ansia diventa la premessa per gli attacchi di panico o, nei casi più gravi, per la depressione quando la persona sente di non avere le abilità e le risorse per fronteggiare l'ostacolo e quando la sua vita diventa una serie infinita di prove senza che, fra l'una e l'altra, possa esserci un momento di tregua.

Tali prove, spesso, sono ingigantite proprio dal fatto che la persona:
  • non dispone delle risorse per analizzare correttamente gli aventi;
  • non dispone delle abilità di problem solving (capacità di risoluzione dei problemi) che possono trasformare un problema (che può essere reale e presente) in un qualcosa di affrontabile e gestibile;
  • non dispone della consapevolezza corporea (conoscenza delle reazioni organiche legate alle emozioni) che permette di gestire le proprie reazioni fisiche e non esserne vittima.

A queste condizioni tutto può diventare fonte di ansia e tale stato emotivo non è più una reazione con un inizio ed una fine precisa perché la "prova" non è più circoscritta bensì diventa la vita stessa.

Ma allora l'ansia, il panico e uno stato depressivo che cosa "stanno dicendo" alla persona che ne soffre?

Banalizzo volutamente la risposta per aiutarti a comprendere... queste forme di disagio dicono una cosa sola:

"La tua vita, così com'è, non va! 
Il tuo lavoro, o il tuo modo di organizzare le tue giornate, o le tue relazioni sentimentali...
o il modo in cui pensi a te stesso, il tuo senso del dovere, i tuoi sensi di colpa...
il modo in cui hai rinunciato ai tuoi sogni...
il modo in cui vorresti essere e non riesci a sentirti tale... 
tutto questo non va... e devi fare qualcosa per cambiare le cose!"

Ecco la funzione positiva di queste forme di disagio psicofisico

sono potenti campanelli d'allarme per spingere una persona a trovare un equilibrio differente e più funzionale ad un reale e duraturo benessere.

Il problema sta nel fatto che quando l'ansia sfocia in attacco di panico o uno stato depressivo prende il sopravvento è molto difficile riuscire, da soli, a ritrovare il bandolo della matassa.

Ecco perché un corso, ecco perché è importante conoscere per prevenire e, soprattutto, sapere che esistono soluzioni e professionisti competenti che possono aiutarti a ripartire.

Con il giusto aiuto l'ansia è superabile e non sei costretto a portarti appresso, tutta la vita, l'etichetta della persona ansiosa o ormai incapace di sorridere! 

C'è bisogno di una sola cosa da parte tua: la decisione che è giunto per te il momento di fare qualcosa per iniziare a liberarti da ciò che sta rendendo la tua vita un'esistenza a metà.



Poniti le domande giuste...


A mio avviso, l'importante nella vita non sono le risposte ma, prima ancora, le domande...

Quando una persona inizia ad ascoltare davvero la propria mente ed il proprio corpo ed inizia a porsi le giuste domande rispetto ai propri pensieri, alle proprie emozioni e alle proprie sensazioni corporee ,allora ha compiuto il primo e fondamentale passo verso il benessere.

Al corso "Niente panico" sono state fatte molte domande interessanti e molte mi sono state inviate via mail.

Questo è il giusto atteggiamento mentale per risolvere i problemi: 
iniziare ad interrogarsi su di essi!

Ecco una condivisone (anonima per il rispetto della privacy) di alcuni quesito che mi sono stati posti.

  • DOMANDA 1:

“Hai detto che è importante non sottovalutare le cause delle proprie ansie... ma io faccio fatica a capirle o meglio... penso di sapere quali possano essere ma mi sembrano troppo banali per giustificare la mia ansia... cosa devo fare per capire meglio?”


  • RISPOSTA:

Questa è una situazione tipica: credere che i propri problemi non siano sufficientemente gravi da giustificare il proprio disagio. Ciò accade quando il senso del dovere, la tendenza al perfezionismo e il non voler deludere gli altri sono i principi che guidano la propria esistenza.

Un'insoddisfazione, un problema anche piccolo ma che perdura nel tempo è come una goccia d'acqua che continua a cadere per anni in terra... il buco, prima o poi, si forma...

Come capire quale sia la vera causa della propria sofferenza?

Inizia a fermarti ogni volta che senti l'ansia salire e chiediti: "Perché mi sento così?" 

Non fermarti a quello che ti è appena successo ma analizza cosa è accaduto un'ora prima, un giorno prima, un mese prima...

Se non trovi nulla allora il problema può essere più profondo e chiediti:

“La mia vita mi piace? C'è qualcosa per cui posso sentirmi orgoglioso/a di me e della mia esistenza?”

Fai questo esercizio per almeno una settimana (se alla prima settimana non emerge nulla prosegui per almeno un mese) e le risposte che troverai appuntatele su un foglio... quelle sono le cause sulle quali dovrai iniziare a lavorare...

  • DOMANDA 2:

“Ho notato che sono molto in ansia quando sono molto stanca fisicamente ma non riesco mai a fare ciò che hai detto tu al corso... e cioè non riesco a fermarmi prima che sia troppo tardi? Hai qualche consiglio?”


  • RISPOSTA

Si: svegliati al mattino e organizza la tua giornata in modo che in essa ci sia sempre un momento per te e per ciò che vuoi. 

Non riempire ogni momento con un impegno, non cercare di “far stare tutto”
il tuo obiettivo deve essere di eliminare ogni giorno una cosa per sostituirla con un momento tutto per te. 

I figli, il marito, il lavoro, la casa... Lo so, lo so gli impegni sono tanti... ma in gioco ci sei tu!
Se non ti fermi tu prima o poi ti ferma il corpo e quando accade il tempo necessario a risollevarti sarà molto più lungo. 

Quindi, ricorda: il tempo dedicato a te, è tempo regalato agli altri perché solo se tu stai bene puoi far star bene chi ami.

Queste parole, tratte dal romanzo: “Volevo essere una farfalla” di Michela Marzano, falle diventare un tuo punto di riferimento...

"Il corpo sa meglio di chiunque altro che cosa vuol dire cercare di andare avanti e non accasciarsi quando si spinge sull'acceleratore senza benzina... Ci si comporta come se tutto fosse possibile... si fa finta di nulla...

Oggi il mio corpo si blocca... quando meno me lo aspetto mi richiama all'ordine... 
E' il segnale: se non mi fermo, lui va alla deriva. 
E allora dormo, mangio, aspetto, rimando...

Mi fermo e, come per miracolo, non succede niente di male... il mondo non crolla... anzi.... tutto va meglio e dopo un po' posso ripartire”.

Talvolta pecco ancora di onnipotenza. 
Penso che posso farcela. 
Che basta organizzarmi, stringere i denti, pensare ad altro...
E allora ricomincio a correre. L'università, i convegni, gli articoli, gli studenti, le interviste...

Corro fino a non poterne più.
Ma dove corro? Che senso ha?

A differenza di prima, lo so che non posso fare tutto. 
Conosco i miei limiti. E in fondo li accetto. 
Perché quando mi accascio e la paura di crollare mi invade di nuovo, ora, sono capace di fermarmi. 

So che basta respirare un po', riposarmi, aspettare che tutto passi...

E poi ho imparato a fare quello che voglio senza sentirmi in colpa, anche se è banale, stupido, senza senso...

Non sono più irreprensibile. Al contrario. Sono piena di contraddizioni e di difetti. Ma oggi ne sono consapevole e comincio pian piano ad accettarlo.

È forse l' unica cosa che ho veramente capito: nella vita non si può fare altro che accettarsi. Ed essere indulgenti. E perdonarsi.

E allora, anche se talvolta sono ancora triste, poi rido di nuovo.

Jacques mi dice sempre che, quando sorrido, sono più bella..."


  • DOMANDA 3:

“Come posso imparare a gestire un'emozione negativa, come gestire l'ansia che prende il sopravvento?”


  • RISPOSTA

La gestione delle emozioni parte dalla consapevolezza del perché le si prova quindi ribadisco che occorre molta onestà con se stessi nell'individuare le cause vere di esse.  Poi, si deve lavorare su una graduale esposizione allo stimolo analizzando con razionalità quali siano le conseguenze oggettive di una propria preoccupazione. In concreto?

Ho paura di andare a fare la spesa perché un mese fa ho avuto un attacco di panico?
E' stato un fulmine a ciel sereno, non c'era motivo...

Dopo un'analisi della vita della persona emerge che il paziente stava attraversando un forte momento di difficoltà perché doveva decidere se cambiare o meno lavoro...

Il lavoro ora è stato cambiato ma il timore del supermercato resta... che fare...

Quell'attacco era legato a un problema circoscritto, era cioè un'ansia di stato e non qualcosa di cronico, quindi:

  • con un giusto allenamento per imparare a gestire la respirazione e le sensazioni corporee;
  • con un'analisi preliminare del che cosa realmente potrebbe accadere se anche i sintomi dell'ansia si ripresentassero 

ecco che, un passo, alla volta si ritorna al supermercato... si ritorna a respirare a pieni polmoni. 

Questo “allenamento” però, non va fatto da soli ma con il supporto di un professionista per evitare di affrontare le proprie paure con una tempistica sbagliata che, invece di attenuarle, le potrebbero ingigantire.


  • DOMANDA 4:

“Che tipo di molecola è la mirtazapina?”

  • RISPOSTA


Fa parte degli antidepressivi atipici o di seconda generazione, non sono entrata nei dettagli nello spiegarvi questa classe di farmaci perché l'aspetto farmacologico è di competenza psichiatrica ma posso dire che questa classe di farmaci agisce in una modalità tale per cui gli effetti collaterali extrapiramidali (in particolare il tremore degli arti in posizione di riposo) sono minori rispetto a come si manifestano in conseguenza all'assunzione degli SSRI.

In particolare questa molecola ha un effetto maggiormente sedativo quindi può essere utile anche per facilitare il riposto notturno.

Ribadisco che l'assunzione di farmaci va fatta sotto stretto controllo medico e queste righe hanno un puro scopo informativo.


  • DOMANDA 5:

“La mia compagna avrebbe, a mio avviso, bisogno di essere aiutata a gestire il momento di vita difficile che sta attraversando: ha difficoltà a gestire i conflitti con la propria famiglia d'origine, non riesce ad organizzarsi al meglio sul lavoro e ha sempre il timore di non essere una buona madre e così, in alcuni momenti, ha mostrato sintomi simili a quelli che tu hai citato al corso... ma non vuole farsi aiutare e pensa che con il tempo le cose miglioreranno da sole... come posso farle capire che un aiuto esterno potrebbe essere la via giusta?”

  • RISPOSTA


Questa domanda ci viene posta molte volte... come convincere una persona a farsi aiutare...

Ahimè, anche noi professionisti del settore ci scontriamo con questa annosa questione: il paziente viene ma poi non è davvero motivato oppure dice chiaramente che è seduto nel mio studio solo perché il partner ha insistito...



Se una persona non decide internamente di voler cambiare l'altro può fare bene poco... 

PERO'...

LA COMUNICAZIONE EMOTIVA PUO' FARE MIRACOLI...

Parla alla tua compagna con il cuore in mano e spiegale come ti senti tu a vederla star male, come tu desideri rivivere con lei momenti sereni come vivevate (e questo lo spero per voi!) prima che lei entrasse in questo periodo nero.  
Parlale del tuo senso di impotenza rispetto all'aiutarla, di come è importante per i vostri figli vederla sorridere e chiedile se anche lei vorrebbe tornare a rivivere quelle belle emozioni date dal sentirsi con la mente libera da pensieri...

Spiegale che i problemi ci sono ma che si può imparare un modo per affrontarli al meglio. 

Falle sentire quanto la stimi e la apprezzi e dille che sai che, con un giusto aiuto, lei potrebbe tornare ad essere quella di sempre...

Chiedile un regalo... valutare la possibilità di un solo colloquio di prova da uno psicologo e offriti di accompagnarla se lo desidera o di aiutarla a cercarlo. Garantiscile che poi non la “obbligherai a continuare” ma che, qualunque decisione dovesse prendere, tu sarai al suo fianco perché il tuo amore per lei non ti farà mai desistere dall'impegno di aiutarla a ritrovare il sorriso.

Ecco questo per iniziare... fammi sapere come va...



Ricordati che...


"E' il modo di vivere lo stressor (evento fonte di stress), per via della propria storia personale, il perno che mantiene o rompe l'equilibrio...

... e se è vero che il passato non può essere cambiato è altrettanto vero che può cambiare di forma attraverso il futuro e dunque, 
attraverso quest'ultimo, 
la tua storia personale può prendere la piega che hai sempre sognato di darle...


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... perché per risolvere i problemi occorre partire anche da ciò che funziona e non solo da ciò che non va... dal corpo e non solo dalla mente e riscoprire, così, le risorse che non credevi di avere...

perché le cause di molte ansie si celano spesso in un'insoddisfazione di coppia

e qui non credo sia necessario spiegare come la timidezza sia legata all'ansia...


Marco ed io vi salutiamo e vi auguriamo di cuore un buon fine settimana!


A presto

V&M

















venerdì 9 ottobre 2015


Ciao... immaginiamo le reazioni alla lettura di questo titolo...

Vi state chiedendo se Marco ed io siamo diventati di colpo pessimisti?  

Abbiamo forse abdicato al nostro "credo" e cioè all'idea (che in tutti i corsi in modo più o meno esplicito "professiamo") che la felicità non sia solo una chimera ma qualcosa che ogni persona può costruire e raggiungere nella propria vita?

Tranquilli... non è accaduto niente di tutto ciò. 
Quello che stiamo per raccontarvi nell'articolo di questa settimana è proprio un approfondimento a sostegno di quest'idea e visto che si tratta di concetti un po' complessi ci serviamo di un "piccolo aiuto cinematografico".

Sabato scorso Marco ed io siamo andati al cinema per vedere il cartone animato INSIDE OUT.

Per chi non sapesse di cosa sto parlando...

ALT: se non hai ancora visto il film e non ti va di andare al cinema sapendo già molte cose allora prima vai al cinema e dopo leggi; se invece vuoi vederlo con una chiave di lettura psicologica continua e poi fai il piccolo giochino che ti proponiamo nel corso dell'articolo.

Dicevo, si tratta di un cartone che in modo quasi perfetto mostra il mondo interno dell'essere umano...

Riguarda anche te...


Mondo interno?

Di cosa stai parlando Valeria?

Ok... mi spiego... INSIDE OUT non è solo un cartone per bambini bensì una spiegazione su come funzionano le emozioni, i ricordi ed i pensieri nell'essere umano.

Il cartone non analizza tutto lo spettro emozionale ma le emozioni descritte sono ben delineate. 

In Inside out la GIOIA, la RABBIA, la TRISTEZZA, il DISGUSTO e la PAURA sono 5 simpatici personaggi che "gestiscono" la mente della protagonista: una bambina di 11 anni di nome Riley. 

Questi personaggi governano le reazioni della bimba schiacciando pulsanti e tirando leve su una specie di consolle presente all'interno della mente di Riley. Lo spettatore può così, osservare cosa "sta dietro" ad ogni azione, parola o atteggiamento della protagonista.

Ma perché questo film è tanto importante e perché ve ne stiamo parlando?

Le chiavi di lettura a cui esso si presta sono davvero tante e tutte rimandano a concetti psicologici che fanno la differenza tra una vita all'altezza delle proprie aspettative, una vita, appunto, felice ed una vita che altro non è che sopravvivere.

Io e Marco abbiamo pensato di sintetizzarvi queste differenti chiavi di lettura presenti nel film e poi, ciascuno di voi, sceglierà se e come approfondire questi temi.

1. L'inizio della tua vita è...


1° CHIAVE DI LETTURA: 

l'inizio della vita è GIOIA: può valere la pena ritrovare, nella vita adulta, un po' di quella gioia?

Riley è appena nata e lo spettatore può vedere solo un unico personaggio nella testolina della bimba... il personaggio della GIOIA... 

Questo è ciò che Marco intende quando vi invita a tornare bambini... e subito arrivano tutte le obiezioni del caso:

"Ma non si può! 
La vita è complicata! 
Non possiamo mica dimenticarci dei problemi... 
... La fai facile tu..." 

Obiezioni legittime se non si sa come fare a "recuperare la gioia". 

La gioia può essere presente anche da adulti ed esiste un metodo per ritrovarla anche quando sembra persa per sempre.

Il punto è decidere di voler imparare il metodo, se poi non lo si vuole fare perché è difficile, è faticoso... perfetto, nessun problema ma è una scelta e tale scelta non è la prova dell'impossibilità di provare gioia, bensì è la prova delle proprie paure e, permetteteci, della propria pigrizia.

Perché lo sappiamo... è più facile permanere in una condizione infelice, ma che non necessita sforzo, che mettersi in cammino per una felicità che non si sa se arriverà e che, per giunta, va perseguita con impegno.

Non è un giudizio morale il nostro bensì una semplice constatazione di quello che, tendenzialmente, l'essere umano è portato a scegliere.

2. Triste? Non farne un dramma!


2° CHIAVE DI LETTURA: 

le emozioni negative non vanno evitate ma usate nel modo giusto.

Questa seconda chiave di lettura è quella che ha ispirato il titolo di questo articolo perché sono pochi i film in cui emozioni come rabbia, tristezza e paura assumono una connotazione, oserei dire, salvifica. Senza di esse la protagonista non sarebbe riuscita a recuperare un profondo contatto emotivo con i genitori e, molto probabilmente, la famiglia sarebbe andata in frantumi.

Riley all'inizio però, non riesce ad esprimere le emozioni negative provate perché GIOIA fa di tutto per avere la totale gestione della "consolle" della sua mente. Il fine è lodevole perché è quello di non far soffrire la sua adorata bambina ma... GIOIA non si rende conto che inibendo le emozioni negative finisce per danneggiarla ancora di più!

L'inibizione, il rifiuto e la paura delle emozioni negative è un tratto distintivo dei nostri tempi. 

Nella nostra società la tristezza, la rabbia e la paura sono emozioni che vanno superate il più velocemente possibile e spesso chi le vive, proprio perché intriso dell'idea che solo se si è "felici" si è ok, le confonde con altro.

Una tristezza più forte o più duratura del solito ecco che diventa segnale di depressione, di malattia, di qualcosa che è fuori dal controllo del soggetto. 
In un attimo l'emozione prende il sopravvento e si ha la sensazione che non si possa fare nulla per poter vivere la tristezza, o l'emozione negativa del momento, in modo sano e costruttivo.

A questo punto la tristezza può, effettivamente, trasformarsi, giorno dopo giorno, in totale apatia e, nei casi estremi, in stati depressivi che richiedono un sostegno psicologico e, magari, farmacologico.

Tale trasformazione però, non avviene mai da un giorno all'altro e, soprattutto, si radica nell'incapacità di interpretare correttamente il significato di un'emozione negativa.

Cosa significa vivere in modo costruttivo un'emozione negativa? Quale può essere il significato della tristezza o della rabbia o della paura?

Non c'è un significato univoco: dipende dalla persona che la sta provando e dal momento in cui la sta provando ma il punto è che un significato c'è!

Il punto è che quell'emozione ha un valore e va dunque ascoltata e capita.
La maggioranza delle persone invece, tende a non voler ascoltare l'emozione negativa.

L'unico obiettivo è farla sparire il più velocemente possibile per eliminare il dolore.

E poco importa se non si riesce a capire la vera causa di essa o meglio... magari la si capisce perfettamente ma prenderne atto significherebbe stare peggio perché, con molta probabilità, si dovrà operare un cambiamento e il cambiamento è... indovinate un po' ? F A T I C O S O!

A forza di ignorare i campanelli d'allarme che le emozioni negative ci mandano ecco  che, presto o tardi, il corpo prende il sopravvento.

E' così che nascono gli attacchi di panico...

Per approfondire CLICCA QUI: 
http://corsibiella.blogspot.it/p/niente-panico.html

Insomma... le emozioni negative servono a dire alla persona che qualcosa non va.

La soluzione?
  1. Ascoltare l'emozione e viverla per il tempo necessario a capirne l'origine;
  2. decidere di intervenire su tale causa e operare delle modifiche nel proprio modo di pensare e nella propria vita;
  3. interrompere così l'emozione negativa sostituendola con una positiva. 

La vera interruzione però, non consiste nel negare il problema bensì nel guardarlo in faccia e nell'affrontarlo.

Ecco che il personaggio TRISTEZZA di INSIDE OUT insegna proprio questo... ed insegna anche come la condivisione di "momenti no" attraverso un atteggiamento empatico possa essere la chiave di volta per dare inizio alla risalita...

...e questo non vi dico quando accade... vediamo se siete bravi ad individuare il momento o forse i momenti del film in cui si vede tale empatia e, se vi va, scrivetelo alla fine del post o sulla pagina facebook.

Quello che io e Marco insegniamo ai nostri pazienti è a non aver paura della paura (scusate il gioco di parole), a non aver paura della tristezza, della rabbia o di qualunque stato d'animo negativo. 

Per riuscirci però, è necessaria una decisione a priori: abbandonare la passività e un atteggiamento di deresponsabilizzazione nei confronti dei propri stati emotivi.

Se questo atteggiamento è l'unico o, comunque, il predominante con cui si affronta la vita allora ad una persona succede esattamente quello che è accaduto a Riley: prima uno stato di apatia e poi uno stato di totale confusione in cui la bimba non sa più distinguere ciò che vuole davvero e che l'aiuterebbe a stare bene... Chi mi indica in che punto la bimba è apatica e in che punto è in totale confusione? Ci sono due scene precise... trovatele!

L'apatia e la confusione, così come la sensazione di non avere nulla che ci piaccia nella vita, nulla che ci interessi davvero, sono spesso le conseguenze di tristezza, paura, rabbia, colpa, vergogna e altre emozioni negative perpetratesi negli anni e non adeguatamente ascoltate, espresse e affrontate.

Ecco che l'essere umano può così vivere una condizione di freezing, cioè di congelamento emotivo:
  • non provo più nulla;
  • non so più cosa voglio perché se mi permettessi di dare ascolto a tutte le emozioni che per troppo tempo ho cercato di evitare ne rimarrei annientato e dunque... meglio non sentire nulla.
Il freeezing non è una soluzione anzi... la sofferenza che ne consegue può essere molto forte e tornare indietro, a quel punto, è complesso...

Che fare dunque?

La soluzione è, ancora una volta, racchiusa nella parola 
A P P R E N D I M E N T O.

Questo è il messaggio che vogliamo darvi attraverso la rilettura del film Inside Out:

non permettere alla rabbia o alla tristezza o alla paura di dominare la tua mente. Accade alla mamma e al papà di Riley... anche qui potete trovare le scene... ma non vogliamo che accada anche a te.

Impara ad essere consapevole delle tue emozioni, di dove e come esse sono presenti e si manifestano nella mente e nel corpo e, parallelamente, impara ad esprimerle e a comunicarle a chi ti è accanto. 

Ciò che devi perseguire è lo sviluppo delle capacità necessarie per risolvere le cause reali delle emozioni negative per far si che esse assolvano alla loro funzione di allarme e di spinta all'introspezione evitando però che diventino la colonna sonora di tutta la tua vita.

Questo è il modo giusto di vivere le emozioni negative...
questa è la miglior prevenzione all'ansia, agli attacchi di panico e alla depressione...
questo è lo strumento per costruire un senso di identità e valore personale forte e duraturo nel tempo...

IN SINTESI: questa è la base per avere A U T O S T I M A
Per approfondire CLICCA QUI:
http://corsibiella.blogspot.it/p/creaautostima.html

Ovviamente per spiegare l'autostima potrei dire molto altro ma approfondiremo in altri articoli.

Per ora ti basta ricordare che l'autostima non è qualcosa che o ce l'hai o non ce l'hai bensì è qualcosa che, con le giuste competenze, si può creare e la competenze base è quella di cui ti abbiamo appena parlato.

3. Il trucco per gestire il passato


3° CHIAVE DI LETTURA:

non è detto che un passato negativo ti debba segnare per sempre.

A un certo punto del film Gioia tenta in tutti i modi di evitare che un ricordo triste vada a sedimentarsi nella memoria a lungo termine di Riley.
In questo suo tentativo di evitarle la tristezza Gioia genera un vero e proprio black out del "sistema emotivo" della bambina... qui la scena è molto facile da individuare!

Ovviamente è meglio avere un'infanzia felice e non costellata da dolori ma la vita non funziona così...

Molte persone restano bloccate per anni, a volte per tutta la vita, a recriminare sul perché il proprio passato sia stato così negativo, sul perché proprio a loro sia capitato questo o quello e si domandano come sarebbe stata la loro esistenza se il passato fosse stato diverso.

E' comprensibile: ci sono esperienze così dolorose, soprattutto se vissute in tenera età quando non si hanno strumenti adeguati per gestirle cognitivamente ed emotivamente, che possono davvero generare emozioni pervasive e difficili da affrontare ma non è recriminando sul passato che le cose andranno meglio.

Nel film, quando Gioia smette di voler controllare tutto, ecco che i ricordi tristi si rimescolano e attraverso un nuovo ordine pongono le basi per la nuova felicità di Riley.

La propria storia può essere riscritta, il proprio passato, anche se doloroso, può acquisire un nuovo senso attraverso il futuro. Tu puoi diventare protagonista della tua vita e, così facendo, non limitarti più a subire una vita che qualcun altro ha scritto per te.

Per approfondire CLICCA QUI:
http://corsibiella.blogspot.it/p/viaggio-nei-sogni.html

La vita, proprio come in Inside Out viene rappresentata la memoria, è un'alternanza di fasi. 

Nella mente di Riley ci sono tante sfere di colori diversi. Ogni sfera è un ricordo: ci sono quelli positivi e quelli negativi ma la bellezza della mente di Riley è data proprio dalla varietà di colori delle sfere. Se ci fossero solo i colori dei ricordi belli tutto sarebbe monotono e anche la gioia pian piano diventerebbe grigia. Ogni emozione senza il suo contrario è priva di significato.

Una persona davvero felice non è una persona che sta sempre bene (è impossibile!), bensì è una persona che sa osservare la propria vita nella globalità ed è consapevole della bellezza insita nell'alternanza di fasi di serenità e completezza e di fasi di crisi e dolorosa introspezione precedente ad un'altra fase di risalita e benessere.

Insomma... sai che ci piace porre domande un po' complesse perché crediamo che, nella vita, la differenza non la facciano le risposte che hai ma le domande che ti poni quindi... 

"Perché la tua vita può essere bella proprio in quanto in essa ci sono momenti no, 
proprio perché è fatta di un'altalena di emozioni?"

Chi vuole lanciarsi in risposte può farlo qui sotto nei commenti o nella pagina facebook: https://www.facebook.com/corsibiella

Felici o contenti?


La nostra risposta, per ora, la sintetizziamo così:

i "momenti no" fanno parte del cammino necessario per realizzare lo scopo di vita che ciascuno sceglie per la propria esistenza.

I "momenti no" però, non possono bloccare l'entusiasmo di una persona che:
  • ha in mente un progetto,
  • vive con sete di conoscenza,
  • guarda il mondo con occhi curiosi e
  • non si ferma solo perché la carta d'identità dice che, ormai, la maggior parte dei propri anni è andata.
Senza uno scopo, senza un desiderio profondo di trovare un motivo per cui valga la pena alzarsi al mattino, ecco che ogni giorno diventa la banale riedizione del precedente e allora le emozioni negative diventano un freno, diventano una matassa di cui non si riesce a trovare il bandolo.

L'apatia ed il freezing prendono il sopravvento e l'autostima diventa un lontano ricordo...

Riley ha imparato che si può ricominciare anche quando il cambiamento è stato forte e doloroso. 
Questa bimba riparte e con maestria inscrive il proprio passato (il suo amore per il pattinaggio sul lago ghiacciato) nel proprio presente (le lezioni di hockey nella città in cui si è trasferita con i genitori). Da lì Riley ridefinisce i confini di se stessa ed è pronta a scrivere i nuovi capitoli delle propria vita.

Questa bimba fa un vero e proprio percorso di crescita interiore ed è questo, a nostro avviso, lo scopo primario della formazione.

Un giorno un paziente ci disse:

"Beh ma certi problemi si superano crescendo e facendo esperienze..."

Questo è vero solo in parte: non basta l'esperienza o meglio... occorrono "vere esperienze". 

Cos'è una vera esperienza? 

E' un evento, un'emozione, un pensiero che interrompe un equilibrio e ne genera uno differente.
La persona passa da un modo di essere e di vivere ad un altro e durante il passaggio ha capito perfettamente cosa è successo, perché, come evitarlo o replicarlo e come quell'esperienza possa essere utile per la propria vita.

Un'esperienza è degna di essere chiamata tale solo se è seguita da un momento di riflessione e se tale riflessione porta a risposte basate sulla logica e non solo sull'emotività.

Questo modo di fare esperienza purtroppo non viene insegnato e tale lacuna educativa è alla radice di molte forme di disagio psicologico e fisico.

Ma io non ce la faccio!


"Si, ma Riley è una bambina... io non ho più le energie per imparare tutto questo!"

Questa è la tipica resistenza al cambiamento... 

E' normale e comprensibile ma siamo certi che, almeno una volta, ti è successo di aver fatto qualcosa che ritenevi impossibile fare.

L'hai fatto, ti sei guardato indietro, ti sei stupito di te stesso e poi per giorni, al solo pensiero di esserci riuscito, le labbra ti si schiudevano in un sorriso che illuminava le tue giornate e quelle delle persone che ti stavano accanto.

Se non ti è mai accaduto, beh, ti assicuro che la sensazione di piacere che si prova è così totalizzante che vale la pena investire tempo ed energie per provarla almeno una volta, mentre se ti è capitato ma è un lontano ricordo che ne dici di far splendere di nuovo quel ricordo trasformandolo in una realtà nel presente?

Noi, con Corsi Biella, vogliamo essere le guide del tuo viaggio per poi, un po' per volta, lasciarti camminare da solo nella tua ritrovata felicità.

Nel corso dell'articolo hai trovato dei link ad alcuni dei nostri corsi in programma ma seguici sul sito e, se ti va, metti "MI PIACE" alla nostra pagina facebook per essere sempre aggiornato in merito alle nostre proposte...

e te lo garantiamo...

la formazione, con noi, è anche divertente...!

A presto

Valeria & Marco


   
























  

domenica 10 maggio 2015

Sai che esiste un parametro grazie al quale puoi calcolare con notevole precisione la tua probabilità di realizzare o meno un determinato desiderio?

Fra poco ti dirò di cosa si tratta ma lasciami fare una piccola premessa.

Ci siamo sbagliati. Come società dico. 

Ci siamo proprio sbagliati.

Abbiamo dato troppa importanza agli oggetti, alla fortuna e alle comodità... e troppo poca all'apprendimento.

Senza apprendimento è impossibile cambiare le cose ed è anche per questo che viviamo in un'epoca piuttosto "pessimista".

Siamo spesso privi di risorse cognitive e comportamentali per reagire ai problemi che la vita ci pone davanti.

Tuttavia... sempre più persone stanno "reagendo" a questa situazione ed hanno ricominciato ad apprendere (qualsiasi cosa gli sia utile nella vita) e ad investire sulla propria persona.

In questo senso, le persone che si avvicinano al cosiddetto filone del miglioramento personale, vengono introdotte ad una serie di concetti relativi al pensiero positivo.

L’allegoria classica è quella della lampada di Aladino.

Pensare positivo sarebbe un po' come avere una sorta di genio della lampada personale: chiedendo il suo supporto con fede e convinzione, vedremo presto realizzati i nostri propositi.

Ma funziona davvero?

... oppure il genio della lampada si trova altrove?



Un  giochino "quasi" serio...


Lascia che ti ponga una semplice domanda: “Sei capace di accendere la luce pigiando sull’interruttore?”

Sono certo che la risposta sia: “Sì”. Vero?

Ottimo!!

Complimenti!!

Hai appena applicato il pensiero positivo!!

Il pensiero positivo altro non è che l'aspettativa che, prima o poi, le cose vadano per il meglio.

La tua considerazione è che “sì” saprai accendere la luce: ti senti a tuo agio nello svolgere questo compito.

Ma proviamo a essere un po’ più analitici e facciamo un passo indietro.

Perché ti aspetti di riuscire?

...

...

...

Perché sei cosciente delle tue capacità e sai calcolare con precisione la probabilità di riuscire nel compito che ti ho assegnato (accendere la luce).

Sei sicuro perché il compito è così banale che avere successo è quasi scontato... al punto che non penso avresti problemi a scommettere 10.000 euro sulla tua capacità di schiacciare un semplicissimo interruttore.

Giusto?

Bene.

Seconda domanda.

Poniamo ora il caso che io ti chieda di fare un salto mortale e di atterrare in piedi con la disinvoltura di un ginnasta...

... te la senti di provare?

Penso proprio di no :)

In questo caso il tuo pensiero è certamente “negativo”: se immagini di farlo beh, probabilmente ti aspetti di finire accartocciato per terra e con un leggerissimo mal di testa fantozziano.

Bene ora mi chiederai: “Scusa, ma questo piccolo esperimento cosa dimostra?”.

Dimostra che la differenza fra il pensiero “positivo” e quello “negativo” dipende dalle tue abilità... non da ciò che pensi.

A meno che tu non creda di poter fare un salto mortale... semplicemente pensando positivo!


Obiezione, vostro onore!


Qualcuno potrebbe giustamente obiettare: "Beh, però se non so fare un salto mortale posso sempre imparare... e pensare positivamente in merito a questa mia possibilità".

Bravo!

Verissimo... 

... ma è proprio qui che casca l’asino :)

Anche in questo caso infatti ti sarà facile essere positivo solo se in passato hai dimostrato a te stesso di poter apprendere quello che vuoi.

Nuovamente ti serve un’abilità: saper apprendere.

Non esiste pensiero positivo che non sia figlio di una o più abilità.

Se sei il Valentino Rossi dell’apprendimento e sai di poter imparare qualsiasi cosa, allora "pensare positivamente" sarà qualcosa che percepisci sotto pelle.

“Non so fare un salto mortale ma sento e sono certo di poterlo imparare!”.

Ma cosa succede invece... se in passato hai quasi sempre toppato?

Sarà naturale per te usare il ricordo di quegli insuccessi come memorie di riferimento: volente o nolente le userai per calcolare le tue probabilità di riuscita.

“Non sono riuscito a imparare l’inglese, figuriamoci se riesco a fare un salto mortale!”.

Il pensiero positivo è quindi una conseguenza delle tue capacità... mai il contrario!

Te lo ripeto...

Le tue capacità, abilità, qualità e successi del passato DETERMINANO il tuo pensare positivo... non il contrario.

Molti invece travisano il concetto di pensiero positivo che si trasforma in una sorta di “mantra”: qualcosa da dirsi in assenza delle competenze necessarie...

...insomma, una risposta "polare" all'eccessivo pessimismo dilagante.

Ma passare da un estremo all'altro è una soluzione?


Il sotto sotto che ti frega (o ti cambia la vita)


Quello che spesso succede nel nostro settore è che molti vengono presi dalla mania di positività a tutti i costi.

Si convincono di poter realizzare i propri sogni e si pongono con questo tipo di facciata.

Il contraltare di questo è che, sotto sotto, nutrono l’aspettativa che possa succedere qualcosa di molto meno allettante di quanto sperano.

E' arrivato il momento di svelarti l'identità del genio della lampada.

Il motivo per il quale non realizziamo ciò che vogliamo...

...deriva dalla mancanza di consapevolezza del fatto che nutriamo un'aspettativa diversa da ciò che ci auguriamo.

Vogliamo un sì... ma, sotto sotto, temiamo seriamente il no. 

E' ciò che ti aspetti che tende a realizzarsi, NON ciò che ti dici.


L'aspettativa è il parametro che può prevedere il tuo futuro: il tuo genio della lampada.


La prima abilità che puoi sviluppare è proprio quella di gestire le tue aspettative in anticipo per fare in modo che, invece che remarti contro, ti trasportino nella tua direzione come un fiume in piena.

Se sei cosciente di quello che ti aspetti infatti, puoi tranquillamente iniziare a rivedere ed aggiornare quello che vuoi in funzione delle tue aspettative, includendole nel campo dei possibili scenari.

Facciamo un esempio?

Se ad esempio voglio scrivere un libro (desiderio)... 

...ma so che dopo 10 minuti al computer mi annoio (aspettativa), beh, sapendo questo posso modificare il mio obiettivo:
  1. fare altro;
  2. scrivere “solo per divertimento”, senza troppe pretese;
  3. trovare soluzioni creative al problema (ad esempio potrei registrarmi mentre racconto ciò che mi passa per la testa e pagare qualcuno per trascrivere quanto ho detto).

Tutto ciò è possibile solo se sai quali sono le tue aspettative, le tiri fuori e le gestisci in anticipo.

Riconoscere quali sono le proprie aspettative non significa essere pessimisti.

Significa semplicemente rendersi conto che ciò che ci aspettiamo nel profondo può accadere davvero ed agire con logica tenendo conto di questa informazione.

Contro le aspettative, il pensiero positivo solo a parole, fa la fine di un pugile novellino contro Tyson... 

Ko tecnico.

Perché quel “sotto sotto” pesa molto di più di quanto ti dici.

Aspetta però.

Se invece sei un "pessimista D.O.C." non pensare che io stia dalla tua parte: anche in questo caso devi comunque imparare a gestire correttamente desideri e aspettative.

Se speri il "sì", ma ti aspetti il "no", non sarà l’auto-convincimento a risolvere questo dualismo.

Ma se ti aspetti un "no"... e per questo non ci provi nemmeno, sotterrando i tuoi desideri, beh...

è una vita a metà.

In entrambi i casi ignorare deliberatamente i tuoi desideri e le tue aspettative più profonde, significa preparare il terreno per una sonora batosta... che era, però, assolutamente prevedibile.

Ma se fai delle tue aspettative un alleato... beh, allora qui è tutta un'altra storia: è qui che viene il bello!!


Chiamiamo il genio della lampada?


Ok, come si fa a chiamare il genio della lampada?

Semplice.

Per farlo devi:


  1. essere cosciente dei tuoi veri desideri;
  2. operare una simultanea riformulazione di quello che vuoi in funzione di ciò che ti aspetti.

Di conseguenza, quando pensi che qualcosa possa andare male (Es. “Se faccio un salto mortale cadrò per terra”)...

...non tentare di cambiare la tua aspettativa (Es. “Riuscirò a farlo! Riuscirò a farlo! Riuscirò a farlo!”)...

...cambia piuttosto il tuo desiderio (Es. “Va bene, cominciamo a fare un salto a piedi pari”) o fai un passo indietro...

... realizza un primo piccolo successo alla tua portata e prosegui nel tuo apprendimento, sviluppando così le capacità che ti servono (Es. “Ok il salto a piedi pari mi riesce, cosa devo imparare ora per riuscire a fare un salto mortale?”).

So che parlando di balzi alla Jury Chechi ti sembra ovvio...

...eppure pensaci: quante cose stai "sperando" (da magari molto tempo)... contro le tue aspettative?

Come puoi usare lo stesso processo nella vita di ogni giorno per realizzare quello che vuoi?

Ti invito a pensarci perché quando ciò che desideri e ciò che ti aspetti sono esattamente la stessa cosa, ciò che vuoi si realizza nel 99% dei casi.

Te lo garantisco, praticamente, sempre.

Si realizza perché ciò che ti aspetti è, a tutti i livelli, conscio ed inconscio, esattamente quello che vuoi: devi solo compiere le azioni necessarie per archiviare un sicuro successo.

La motivazione sarà la conseguenza dei successi che ottieni.

Raggiunto un primo piccolo obiettivo, apprendi qualcosa, alzi gradualmente il tiro e riparti.

Ergo, prima ottieni risultati POI ti senti sempre più motivato. 

Al coaching day lavoreremo sul generare da subito risultati che ti motivino... e sulle aspettative dei partecipanti perché, ormai ti sarà chiaro, l'aspettativa è un concetto di vitale importanza.

Imparerai a riconoscerle, a gestirle e a modificarle per far sì che: 

  • smettano di remarti contro;
  • realizzino per te i tuoi desideri.

Ci sono ancora dei posti liberi. Ti ricordo come funziona:


  1. vieni con un problema;
  2. decidi che è arrivato il momento di risolverlo davvero e sei pronto a fare dei cambiamenti;
  3. risolviamo il problema.

Se ti iscrivi entro il 30 avrai l’opportunità di avere il nostro supporto via e-mail, quando vuoi, nei 3 mesi successivi: questo significa raddoppiare il valore del corso.

Ti aspettiamo

Marco & Valeria


Prossimo corso in programma:

domenica 26 aprile 2015

Ciao,

premessa: con questa mail diamo il benvenuto in CorsiBiella ai nuovi corsisti che martedì 21 e giovedì 23 hanno partecipato, rispettivamente, al corso “Trovare l'uomo  giusto” e “Difenditi dalle manipolazioni”.

Grazie!

Sono state due serate piene di domande interessanti e caratterizzate da una partecipazione attiva proprio come piace 
a noi!

Quando docenti e allievi “giocano” insieme con il sapere si crea la magia dell'apprendimento ma...

... spesso succede se al corso viene aggiunto un ingrediente.

Ora ti spieghiamo...



Lo strano caso dei 10 minuti


Hai mai notato che alla fine dei nostri corsi alcune persone si fermano per farci delle domande di approfondimento?

Ovviamente quelle domande li toccano quasi sempre molto da vicino.

Ci è capitato di fermarci a chiacchierare con qualcuno di voi anche per mezz'ora o più dopo il suono della campanella e spesso si verifica una dinamica davvero interessante.

Alcune persone imparano di più in quei 10 minuti che durante tutto il resto del corso.

Perché?

Perché se normalmente le informazioni viaggiano da noi verso di voi in modo lineare...


alla fine del corso la dinamica che si sviluppa è di tipo conversazionale, ovvero è uno scambio che parte dalla persona che ci fa la domanda, e prosegue in modo interattivo:


In questo modo, poiché la persona svela i propri reali bisogni e interrogativi, noi possiamo trovare il SUO PERSONALE punto su cui fare leva per sollevare quel grosso carico che sembrava inamovibile.



Semplice fa rima con...


Non si verifica sempre ma quando accade tutto diventa semplice:


l'amore è una cosa semplice;

le relazioni sono semplici;

la gestione del proprio lavoro è semplice;

l'organizzazione delle giornate è semplice;

il dolore può essere vissuto in modo semplice.


Lo sappiamo che le giornate a volte possono essere complicate, gli eventi inattesi (una malattia, la perdita del lavoro, incomprensioni gravi con il partner o i famigliari) possono trasformare un'esistenza serena in un tunnel buio ed apparentemente senza via d'uscita...

… ma solo apparentemente...

E' una visione idealizzata di chi non ha sofferto o vissuto abbastanza?

Oggi è il mio compleanno (Valeria) e se devo  fare un bilancio, beh, di momenti duri ne ho vissuti tanti nella mia vita: da sola, in famiglia ed insieme a  Marco, mio unico compagno di viaggio.

In passato, quando una "batosta inaspettata” arrivava, quando le cose non andavano come desideravo mi innervosivo, mi facevo trascinare dal vortice delle emozioni, soffrivo come ciascun essere umano e... 

non risolvevo nulla...

Poi ho imparato due regole fondamentali per gestire quei momenti:

ci sono cose che l'essere umano non può cambiare e deve accettare;

altre che possono essere cambiate.


Il salto di qualità però, l'ho fatto quando ho compreso come riconoscere la differenza fra questi due casi e che per entrambi occorre una precisa “strategia”.



4 passi verso la semplicità!


Con il termine "strategia" non intendiamo solo delle azioni da mettere in pratica ma di un cambio del punto di vista con cui interpreti i fatti e dal modo con il quale, razionalmente ed emotivamente, scegli come affrontarli.

Come ho raccontato al corso di rilassamento di giovedì scorso è stato solo quando  ho deciso che avrei voluto godere di ogni attimo della mia vita presente con Marco che ho superato la mia  grande paura per un problema di salute che è entrato prepotentemente nella nostra vita senza preavviso...


Tuttavia una cosa è dirlo...
...l'altra è sapere come farlo con la massima semplicità.

Come ho fatto, quindi?

Sarebbe un po' lungo da spiegare, sappi solo che mi sono fatta le domande giuste.


Ovviamente non si smette di soffrire, si impara a trovare la soluzione più semplice per ogni problema (che a volte non fa rima con “rapida” ma con EFFICACE!)...


Come fare per trovare quest'idea?

Inizia da qui:


decidi che quell'idea esiste: se non l'hai ancora trovata è solo perché non è lì dove la stai cercando;

decidi di volerla trovare davvero e cercala;

se non ti viene in mente nulla da troppo tempo chiedi a chi ha già risolto il problema che stai vivendo;

passa con questa persona più tempo possibile.




Coaching day e... un gioco


Al coaching day di maggio (iscrizioni chiuse) e agosto (3 posti liberi) faremo proprio questo:


tu vieni al corso e porti un problema;

interagiamo come alla fine di un corso;

ad un certo punto si accende la lampadina e tutto si fa semplice.


Fine del corso :)

Vieni e mettiamo a posto le cose.

Iscriviti ora, trovi le istruzioni qui:



Io e Marco vi auguriamo una splendida e semplice  domenica...

A presto!
Valeria e Marco


Ps.

FACCIAMO UN GIOCO

a proposito di soluzioni "semplici"... 

vediamo chi trova una soluzione semplice:

disegna un quadrato con tre linee.

fai un disegno e inviacelo a info@esprimitestesso.it



Prossimo corso in programma: